Dal Binge Eating All’Ironman, Pt. 1

Sesso, zucchero, e l’anno più fortunato e infelice della mia vita

A volte confondo la volontà con la realtà de fatti.

Ironman Pose

Domani parto per il primo viaggio internazionale della mia vita per fare una gara di Ironman Triathlon che ho deciso di fare solo 6 mesi fa. La maggior parte delle persone si allena per almeno 18 mesi.

Non sono ancora partito ma il viaggio è già nel caos. O forse è solo la mia vita.

Ho deciso che sarò celibe per un po’.

Spero che mi terrà fuori dai guai.

Sono appena andato a Fort Worth in Texas per avere un appuntamento con un turista che ho incontrato a New Orleans, sono nove ore di macchina, abbiamo prenotato un hotel e tutto il resto. Era estremamente insoddisfacente. A che diavolo stavo pensando? Suppongo sia stato il risultato naturale della stupida idea di non uscire con nessuno che vivesse nella mia città, quindi ho giurato di rinunciare al sesso e ho iniziato a guidare il mio furgone fino New Orleans dove vivevo, nel mio furgone.

Poi, prima ancora che uscissi dal Texas, la mia matrigna mi a chiamato per dirmi che mio padre ha avuto un altro attacco di cuore. È sopravvissuto. Mi hanno chiesto se potevo riportarlo ad Atlanta, dal momento che al dottore non era permesso guidare, quindi l’ho cosi portato per metà paese in un’auto a noleggio, poi sono tornato a Houston per prendere il mio furgone e continuare verso New Orleans. Nessuna lamentela, mi piace uscire con papà, soprattutto perché è un tale dannato catorcio in questi giorni. Approfitto di ogni momento che abbiamo insieme.

Ma ora eccomi qui. Torno a New Orleans con il mio furgone sperando che queste nuvole scure non si trasformino in pioggia.

Non dormo da giorni e ho già cambiato due gomme prima di uscire dal Texas, ma non sono nel panico.

La più grande avventura della mia vita inizia domani e non ho nemmeno fatto le valigie. Andrà tutto bene, però tutto ciò che possiedo è proprio qui nel furgone.

Le partenze caotiche sono diventate all’ordine del giorno.

Scende la notte e comincia a piovere a catinelle. Paludi scure circondano l’autostrada meridionale e i miei abbaglianti la fanno sembrare un viaggio nell’iperspazio.

“Gocce di pioggia grosse! Non riesco a vedere un cazzo, Capitano!” urlo a me stesso. Continuo a urlare per stare sveglio.

Riesco a malapena a tenere gli occhi aperti e non riesco a trovare un caffè a nessuna uscita dell’autostrada. Non c’era tempo per un pisolino, quindi rimango concentrato sull’arrivo a New Orleans, concentrato sul mio primo viaggio fuori dagli Stati Uniti, concentrato sul mio primo Ironman Triathlon. Dopo il Triathlon ho intenzione di andare a un ritiro di meditazione silenziosa di dieci giorni. Forse lì scoprirò che in effetti sono molto sano di mente. Non ne sono mai stato così sicuro nell’ultimo anno.

La tempesta si placa e io navigo lungo gli ultimi ponti per tornare a New Orleans. Canto canzoni a squarciagola per non addormentarmi al volante. Il dubbio si insinua in me stesso.

Ironman, perché? Perché diavolo lo sto facendo? Troppo tardi per chiedersi perché faccio le cose. Il corso delle cose è già stabilito. Fanculo. Continua a ballare. Resta sveglio, mi dico. Rallenta. C’è un poliziotto, mi dico.

Sopravvivo al viaggio mentre il mio furgone rimbalza sulle buche del 7th Ward, un quartiere pieno di criminalità, eccitazione e bellezza, colpi di pistola e cortei per tutte le ragioni immaginabili. Il Sole sorge.

Il quartiere non è ancora sveglio. Passa il primo autobus urbano. Il tossico all’angolo non ha ancora dormito. Aspetto nel mio furgone le 6 del mattino, il bar si apre e finalmente sono davanti a un barista. Ora posso avere la mia droga. Il caffè è una delle poche droghe che mi sono rimaste, così anche è la scrittura. Tocco una vena e ci entro.

Il libro per cui sono stato assunto per scrivere come ghostwriter è diventato una pena detentiva. È una trama complicata di inganni machiavellici e io ci sono nel mezzo, un servitore di questa stupida storia.

Scrivo di com’è vivere in un furgone, di come mi dà la massima libertà… di commettere ogni sorta di errore e… è stato un anno difficile, ma ho imparato molto. E… Il viaggio in Messico è alle porte, sono pronto per un nuovo cielo… E scrivo qualcosa del genere nel mio diario.

Lo chiudo e prendo il caffè.

A parte il caffè che aveva troppa cicoria, al mondo andrà tutto bene. Salto di nuovo nel furgone per guidare a casa del mio amico nella parte sicura della città, dove parcheggerò la mia “casa” per il prossimo mese mentre sarò in Messico.

Il furgone non parte. È quel dannato avviatore, avevo la sensazione che stesse andando male, ho appena preso questo dannato furgone dall’altra parte del Texas e all’ultimo momento mi sta tradendo.

Dannazione. Il furgone non parte.

Ora, qui in St. Claude Avenue, proprio nel punto cruciale geografico della gentrificazione di New Orleans, un’area ad alta criminalità, un’area ad alto tasso di hipster, un’area generalmente alta per tutto, tranne il reddito, il mio furgone è bloccato. I suoni della mattina della città sono la colonna sonora(soundtrack) della mia ansia. Spazzolo i terminali della batteria, niente. Considero solo di lasciare il furgone dov’era. Sarà multato, rimorchiato, rubato e vandalizzato o tutto quanto insieme in una grande situazione di merda.

Ho 90 minuti prima del mio volo. Nella migliore delle ipotesi ho un’ora per risolvere la situazione del furgone, salire su un taxi, evitare il traffico e fare uno sprint attraverso l’aeroporto senza che il gate mi si sbatta in faccia.

Chiamo l’Assistenza Auto. Spero che uno scossone alla batteria o un avvio manuale possano dare alla bestia bordeaux l’energia per riaccendersi una volta di più. Un carro attrezzi impiegherebbe troppo tempo. Nel frattempo, chiamo un taxi per venirmi a prendere a casa di un mio amico in Frenchmen Street, solo due isolati e mezzo di distanza. È fuori dalla strada principale e il furgone potrebbe essere al sicuro lì. La domanda è: posso portare il furgone lì in tempo?

Penso di perdere la speranza.

Forse non è nelle stelle che io vada in Messico. Forse questa è una grazia salvifica per salvarmi da un grande imbarazzo Ironman. Resta qui nel “Big Easy” e continua a fare il tassinaro in bicicletta per i turisti in giro nel merdoso clima invernale. Forse sono troppo vecchio per questo. Avrei dovuto restare al college. Avrei dovuto impegnarmi di più alla scuola superiore.

Avrei dovuto… dannazione, stai zitto, cazzo! Devo andare! Devo andare in Messico. Questa avventura è tutto in questo momento e devo spingerla fino all’ultimo secondo.

Aspetto l’Assistenza Auto. Raccolgo i resti della mia ultima abbuffata di zucchero dal pianale del furgone. Potrei usare un rastrello per tutte gli involucri degli snack, i tovaglioli unti delle ciambelle e gli involucri di cioccolato. Li metto in un bidone della spazzatura pubblico, felice che nessuno sia lì a vedere le conseguenze della mia sporca abitudine.

Il ragazzo de l’Auto Service finalmente arriva e all’inizio sembra utile. Facciamo delle cose alla batteria. Facciamo delle cose al motore di avviamento. Tutto inutile. Il furgone ha bisogno di un nuovo motore di avviamento. Mancano solo 15 minuti prima della “fase taxi”, e sostituire uno starter sarebbe ovviamente fuori discussione.

Decido che è il momento della forza bruta. Devo spingere il mio furgone in Messico, per così dire.

“Puoi aiutarmi a spingere il furgone con il tuo camion a soli due isolati lungo la strada?” Chiedo al ragazzo della Assistenza Auto prima di lasciarlo andare.

“Mi dispiace, non posso. É contro la politica.”

“Puoi aiutarmi a spingere con le mani?”

“Davvero, non posso. Non ci è permesso farlo”.

Parla di responsabilità, ma tutto ciò che significava era che quando qualcuno aveva bisogno non potevano aiutarlo. Maledetta burocrazia. Dico un amaro grazie e lo lascio andare. Devo fare affidamento sulla bontà di uno sconosciuto, se riesco a trovarne uno.

Vado a parlare al tossico di crack insonne all’angolo. È avvolto in una felpa grigia che ora è marrone. I suoi occhi gialli guardano dritto in avanti, le mani nella giacca, lo sguardo puntato su… niente.

“Signore, può aiutarmi con qualcosa?” Sto per offrirgli dei soldi, ma non arriviamo a tanto. La sua testa rimane ferma mentre i suoi occhi si spostano lentamente alla sua destra verso il punto in cui mi trovavo. È una mossa molto inquietante. Mi guarda negli occhi per tre secondi buoni, sembra che voglia accoltellarmi. Ma non lo fa. Dice lentamente: “Perché non… ti allontani dal cazzo… lontano dalla mia faccia”.

E l’ho fatto.

Vedo passare una signora con i tacchi. Poi un vecchio, troppo vecchio per spingere un furgone. Non c’è nessuno. Accidenti a questa città stravagante e artistica dove tutti fanno festa fino all’alba. Finalmente vedo un volto familiare alla fermata dell’autobus dall’altra parte della strada. Lo conosco dal deposito di rottami in cui lavoravo. È un falegname honduregno. La mia pratica di spagnolo inizierà presto. Corro da lui. (in spagnolo) “Ehi come stai?” “Abbastanza bene.” “Bien. Puoi aiutarmi a spingere il mio furgone di due isolati? È un’emergenza.” Si scusa. L’autobus sta arrivando e lui è già in ritardo per il lavoro.

Sento che il Messico sta scivolando via. Il taxi arriverà a casa dei miei amici tra 10 minuti.

Lui ricorda qualcosa. Poco prima di salire sull’autobus dice:

“Ho un amico che verrà tra cinque minuti. Lui ti aiuterà. È un uomo basso, anche lui é un honduregno. Lui ti aiuterà. Hasta luego.”

La sua vaga promessa è diventata la mia unica possibilità. Torno al furgone, chiedendomi se l’abbia detto solo per tranquillizzarmi. Aspetto che passi il prossimo honduregno. Dopo esattamente cinque minuti, appare dall’altra parte della strada. È basso, va bene. In realtà è un vero nano. Sta succedendo davvero? Corro verso di lui.

“Il tuo amico mi ha detto che saresti venuto. Ho bisogno del tuo aiuto.” Spiego la mia situazione, ma a lui sembra non interessare i dettagli. Sembra che si sia appena svegliato. “Va bene, andiamo”, dice, come se non ci fosse nulla di strano in questo.

Salto nel furgone per guidare e lui sta dietro al furgone. Lo guardo dallo specchietto posteriore e mi rendo conto che è impossibile per la sua piccola stazza spingere il veicolo. Stabiliamo un contatto visivo nello specchietto posteriore come per dire “beh, è stato stupido”. Salto fuori dal furgone “Lei conduce. Vado a spingere.”

Il nano dell’Honduras ha un tatuaggio a goccia sotto un occhio e una croce sotto l’altro. Tira i suoi larghi pantaloncini di jeans, che gli stanno come pantaloni, alza la sua piccola gamba sullo scalino e si arrampica sul sedile del conducente. Il mio furgone non è fatto per essere guidato da un nano in carne ed ossa, quindi deve stare in piedi sul pianale e sbircia oltre il cruscotto. Aziona il freno un paio di volte per prova, lo mette in folle e mi fa un cenno con la testa con grande sicurezza.

“Empujalo”, dice il piccolo salvatore.

Il mio volo parte tra 45 minuti. È una mezz’ora di macchina. Sbatto i miei mocassini sul marciapiede e voglio che il furgone si muova. Dobbiamo spingere per due isolati fino a Frenchmen Street e poi posso buttare un po’ di cose nello zaino, salire sul taxi, correre all’aeroporto e volare in Messico per soddisfare la mia ultima ossessione: un Ironman Triathlon.

Avrei dovuto prepararmi meglio. Se questa fosse la sola e minuscola brillante possibilità per poter raggiungere su St. Claude Ave., io farei di tutto per passarci attraverso.

Andiamo attraverso St. Claude. Sento po’ di inerzia, noto un grande dosso nel mezzo dell’incrocio di Elysian Fields proprio mentre il semaforo diventa giallo. Il piccolo salvatore sembra risoluto nella specchietto posteriore. Migliaia di dollari e mesi di stress non sarebbero stati sprecati dal motore di avviamento difettoso di questa Ford. Spingo più forte come se fossi in un allenamento di football.

Raggiungiamo il dosso, il quale è un cumulo di ciottoli che copre alcune riparazioni stradali. Il furgone ondeggia in avanti e poi indietro, fermandosi tra la mia forza e la forza della gravità. L’intera fottuta città è una zona di costruzione! Questo dosso è troppo ripido per essere superato dal mio potere maschile. I segnali di Elysian Fields diventano verdi e le auto ci stanno venendo incontro sulla corsia che stiamo bloccando. Mi appoggio al mio furgone, il mio spirito è quasi esaurito. Come cazzo mi metto in queste situazioni?

Ora siamo bloccati nel mezzo dell’incrocio. Immagino che il tassista a cui ho ordinato abbia perso la pazienza, abbia azzerato il tassametro e se ne sia andato. E dopo? La mia mente si svuota, priva di soluzioni, preghiere, spiegazioni. Mi accovaccio, metto le mani sotto il paraurti e mi raccolgo pronto per un’ernia finale in avanti come se fossi Hercules.

“Ehi, fatti da parte!” sento dietro di me. Mi guardo indietro, pronto a mandare chiunque sia a farsi fottere, ma vedo un uomo alla guida di una Ford Navigator che mi fa cenno di volermi aiutare.

“Ti ho preso! Ti aiuto a spingere!”

“Bella! Vado davanti e ti guido verso l’incrocio!”

Un buon cristiano, o musulmano, ateo, o qualunque altra cosa, è a bordo. La Ford Navigator si avvicina con attenzione al mio paraurti posteriore. Alla guida c’è un bell’uomo coi capelli tutti ben sistemati, sul sedile del passeggero c’è la sua bellissima moglie, la quale diceva frasi di supporto. Il suo paraurti entra in contatto con il furgone.

“Va bene, va bene, un isolato e mezzo e a destra, io blocco il traffico.”

Il nano Honduregno guida mentre io corro bloccando il traffico lungo gli Elysian Fields Ave. e faccio fermare tutti. Ci stiamo muovendo.

“Sì, è così, è così.”

Gli faccio cenno di avanzare e corro davanti al furgone. L’honduregno usa la sua forza per la brusca svolta a destra senza l’ausilio del servosterzo, indico la destinazione finale del furgone. Parcheggiamo inclinati con una ruota sul marciapiede. Non ci posso credere ma il furgone è qui!

Corro e busso alla porta del mio amico per fargli sapere del furgone.

La tassista, una cougar biondo platino, spegne la sigaretta e dice: “Cazzo me ne stavo per andare! Sono contenta che sei qui.” “Anch’io.” La Ford Navigator si allontana e io grido un plateale grazie. L’Honduregno esce e per qualche motivo, i suoi amici in quel momento stanno passando, cosí lui si unisce a loro senza dire nulla. Corro da lui e gli do venti dollari. Sembra che non si sia ancora svegliato, mi guarda come “perché diavolo mi stai dando dei soldi?” ma li accetta. Oggi offro le birre a tutti. Dico alla tassista di restare mentre preparo i bagagli per il mio viaggio di un mese in Messico.

Uno zaino. Un paio di mutande. I miei pantaloncini da corsa preferiti. Occhialini da nuoto. Caricatore del telefono. Un diario. La prenotazioni. Spazzolino da denti, dentifricio. Maglietta. Paio di pantaloncini presentabili. Camicia abbottonata. Andiamo.

Il mio amico esce dalla porta di casa in mutande grattandosi la pancia.

“Daniel, vado in Messico tra 25 minuti e il mio furgone è rotto. Torno tra un mese, puoi tenerlo d’occhio?”

“Buongiorno a te, Boggs”, mi chiamava sempre Boggs invece di Boz. “Ma diavolo sì, non posso promettere che sarà al sicuro qui, ma lo terremo d’occhio. Lo sai che amo il tuo furgone!”

“Si, anch’io. Grazie Daniel, addio.”

Salgo in taxi. L’autista capisce la situazione al 100%, grazie a Dio guida veloce, sfrecciando nel traffico mattutino, niente cazzate. Dio benedica il piccolo aeroporto di New Orleans. Supero i controlli di sicurezza dell’aeroporto in pochi minuti, nessun bagaglio registrato. Scatto come OJ Simpson al mio gate pochi secondi prima che l’hostess chiuda l’imbarco. Eseguo la scansione della carta d’imbarco dell’iPhone e salgo sul jet per un volo mattutino tranquillo e piacevole.

Being the best Harriet Tubman I can be. Speak Español, português, français, 中文,& Italiano. Language learning, #internationalrelations #america #stories #follow

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